Manfredi a Pescara: il mio Omero
Lo scrittore-archeologo (foto)
apre il ciclo di "Conversazioni adriatiche": "Il titolo dell'incontro
deriva dal mio romanzo 'Le paludi di Hesperia', che racconta la storia
di Diomede"
Archeologo, scrittore, conduttore televisivo. Sarà Valerio
Massimo Manfredi il grande protagonista che inaugurerà, domani alle ore
17, nella sede della Fondazione PescarAbruzzo di corso Umberto a
Pescara, il ciclo di conferenze dell'Istituto di studi Adriatici. Un
nome, quello di Manfredi, particolarmente atteso dal pubblico pescarese.
I suoi numerosi romanzi dedicati alle gesta degli antichi eroi della
civiltà greco-romana sono stati tradotti in tutto il mondo, ha ricevuto
importanti riconoscimenti come il Premio Hemingway per la narrativa 2004
e il Premio Bancarella 2008. Eletto "Man of the Year" nel 1999
dall'American Biographical Institute, Valerio Massimo Manfredi può
vantare anche la nomina a Commendatore della Repubblica motu proprio del
Presidente Carlo Azeglio Ciampi nel 2003. Autore di soggetti e
sceneggiature per il cinema e la televisione, conduttore dei programmi
trasmessi da La7 "Stargate - linea di confine" e "Impero", è tra i
protagonisti della trasmissione Rai di divulgazione scientifica "E se
domani". La sua trilogia "Alèxandros" è stata acquistata da Universal
Pictures per una produzione cinematografica e Dino De Laurentiis ha
portato sul grande schermo il suo romanzo "L'Ultima Legione".
Manfredi si racconta al Centro in occasione dell'incontro di
domani, primo appuntamento degli otto promossi dall'Isad e dalla
Fondazione Giammarco. Un ciclo di conferenze che partirà domani e
che andrà avanti fino al prossimo mese di maggio. Otto incontri
affidati a noti studiosi che affronteranno in chiave
multidisciplinare momenti e temi delle culture adriatiche. Il
programma dell'iniziativa è molto variegato. Si va dall'Adriatico
nella letteratura all'incontro sulla città di Durazzo, passando per
"La laguna di Venezia", "Gli approdi del medio Adriatico dalla
protostoria all'Alto Medioevo". Spazio anche alla conferenza sui
venti, "Anemos" e all'Adriatico di Filippo II. Manfredi domani
interverrà sul tema "Riscritture del mito" dialogando con lo
storico Lorenzo Braccesi, altro protagonista degli incontri. Il 28
aprile Braccesi sarà di scena alla Feltrinelli per discutere de "I
Greci e l'immaginario Adriatico", penultimo degli appuntamenti in
programma.
Lei è l'attesissimo ospite che domani pomeriggio darà il
via alla serie di Conversazioni adriatiche. Può offrire ai lettori
del Centro qualche anticipazione?
«Il titolo dell'incontro deriva dal mio romanzo "Le
paludi di Hesperia", che racconta la storia di Diomede. L'eroe
omerico, di ritorno da Troia, lascia la sua città e la sua sposa,
ormai nemiche, e giunge nella parte più settentrionale
dell'Adriatico. Da lì riscende la penisola e la Puglia e arriva
alle Isole Tremiti dove, secondo il mito, muore. Ci sono molte
località nell'Adriatico dove c'è la presenza del culto di questo
eroe. E' un'ipotesi romanzesca, perché i coloni che frequentarono
l'Adriatico erano argivi, come Diomede. Non soltanto eroi
dell'antichità».
Il suo ultimo romanzo, "Otel Bruni", è ispirato alla sua
famiglia.
«Precisamente al ramo materno della mia famiglia. Maria
Bruni era mia nonna ed è lei stessa un personaggio del romanzo.
Quest'opera vuole raccontare il secolo breve, il Novecento, la
guerra. Non quella dei grandi personaggi, né dei politici, dei
generali, dei capi, ma quella vista da una famiglia umile, che ha
avuto una vita molto travagliata».
C'è un genere che preferisce leggere?
«Non ne ho uno in particolare, leggo di tutto. Leggo
libri di carattere tecnico per mantenere una competenza
scientifica. Leggo i classici, i contemporanei. Diciamo che mi
oriento a naso sulle recensioni, su una visita in libreria, su una
segnalazione di un amico».
Qual è stata una delle esperienze più emozionanti legate al
suo lavoro di archeologo?
«La ricognizione e il rilievo del Trofeo dei Diecimila in
Anatolia orientale insieme a Timothy Mitford. Un gigantesco cumulo
di rocce di grandissima valenza storica e culturale. Siamo riusciti
a identificare il punto di arrivo della marcia dei Diecimila, di
cui mi sono occupato per ben 7 anni di ricerca».
Dopo la trilogia "Alèxandros" è tornato a parlare di
Alessandro Magno con "La tomba di Alessandro".
«C'erano state diverse pubblicazioni anche abbastanza
bislacche sull'argomento. Era arrivato il tempo di fare il punto
della situazione e di avanzare qualche ipotesi più vicina alla
verità. L'ho fatto con questo saggio storico».
C'è una storia che le piacerebbe ancora raccontare?
«Quando scrivo non seguo un programma particolare. Ho in
mente tanti abbozzi, quello che prende forma prima degli altri
diventa una storia. E' una cosa che avviene in maniera molto
casuale».
<<FONTE
: ilcentro>>